dotcomwebdesign.com
In primo piano > Locale > Memeorie del '77
 
 
 
 
Accedi al Forum
 
 
Visite ricevute 404115
 

Memeorie del '77

 

Nel '77 ero…

ero alla stazione ..ero pieno di rabbia. I sassi della massicciata erano presenti nella mia mano, li tenevo con tutta le forza che avevo. Sapevo che gli sbirri erano al sicuro dentro l'atrio ma godevo nel sentire il rumore dei vetri infranti. Poi tanto fumo, occhi rossi, odore acre per tutta l'aria. Non mi ponevo il problema della "non violenza", ero incazzato, ne avevo diritto, i bastardi avevano ucciso. Era la guerra.

Uccio

_ ______________________ _

Nel '77 ero…

Timido
e se poi lo sono sempre stato meno lo devo anche a tutto ciò che quell'anno ha significato.

Paolo

_ ______________________ _

Nel '77 ero…

giovane e pieno di idee, speranze, si poteva cambiare il mondo. Poi vennero gli anni 80, gli amici e compagni si distrussero di delusione con alcool e droga, poi vennero le guerre e ancora le guerre, il cerchio di gesso è lì e noi stiamo ancora cercando di cambiare il mondo. Ma il cerchio di gesso è sempre più lontano e oggi ci porta ancora di più egoismo, capitale, disuguaglianza, morte, guerra. Loro sì che stanno cambiando il mondo, a noi rimane di resistere.

_ ______________________ _

Nel '77 ero…

giovanissima e piena di speranze, convinta che sarei riuscita insieme a tanti altri come me a ribaltare tutto e a migliorare veramente l'esistente!!! Ma…..

_ ______________________ _

Nel '77 ero…

sarebbe proprio una bella esperienza sapere che cos'ero o chi ero nel '77… Potrei certamente avere qualcosa in più da dire, forse dov'ero, cosa ero o cosa facevo avrebbe potuto essere contestato o apprezzato ma almeno avrei potuto "aprire un dibattito".
Ora come ora, mi è semplice dire che, se fossi esistita, nel '77 averi voluto esserci, schierarmi e fare qualcosa in cui credo ma è molto semplice dirlo ora a fatti compiuti.
Guardando tutte le persone delle foto posso dire che le ammiro e altre cose scontate ma sentite.
Forse mi piacerebbe solo che ci fossero meno foto e più persone…

Chiara

_ ______________________ _

Nel '77 ero…

ero giovane, ero andata a scuola un anno prima, venivo da un paesello di mare, scappavo dalla famiglia e dalle costrizioni, iscritta precoce al primo anno di università, solo quattro anni di magistrali, perché anche se di '77 si tratta e non di preistoria, alle donne era dato di studiare da maestra, poco più. Ho dovuto lottare per continuare gli studi, i miei fratelli maschi iscritti ad ingegneria potevano bastare, alle donne confacevano altri mestieri, faccende per lo più.

Mi trovavo matricola ad osservare cassonetti in fiamme e carri armati in piazze di totem, rimandi di riserve, non capivo molto ma ci stavo, ero quello che allora si chiamava "cane sciolto" e da "bastarda" partecipavo; un po’ defilata, senza tirare sanpietrini, senza fare buchi nelle vetrine; godevo dei giochi con le righe dei poliziotti in assetto di guerra: da una parte gli studenti, dall'altra i gendarmi, un fazzoletto al centro, per chi non rubava la bandiera era la scommessa di andare a casa. Vinse la squadra dei dimostranti, era l'immaginazione al potere. Era questa fantasia che m'apparteneva, l'assetto di guerra mi stupiva, mi estraniava. Poi c'è stato anche un morto. La storia.

Mi piace ricordare i colori su ogni muro, interno ed esterno, la voglia di mettersi in gioco, la capacità di interrogarsi e di fare amicizia, quando a Bologna ci s'incontrava e si conosceva l'altro.
Prima che il segno della nostalgia prenda piede mi fermo.
Ciao.

Antonella

_ ______________________ _

Nel '77 ero…

nel '77 io non c'ero, semplicemente non esistevo, avrei voluto però con tutto il cuore poter vivere quei momenti e non solo i fatti più reperibili sulle pagine di storia ma tutti quei momenti di vita semplici passati in piazza assieme a qualche compagno: io non c'ero ma, forse grazie ai valori che coloro che lo hanno vissuto e che mi stanno vicino mi hanno trasmesso, posso immaginare un clima caloroso, felice, triste di gioie e dolori vissuti insieme, perché è questo che mi appassiona di più del '77, la condivisione delle proprie esperienze. Cosa mi ha dato il '77? Mi ha dato tanto e mi ha detto tanto: mi ha detto che non potrò mai essere felice se con me c'è qualcuno che soffre, mi ha detto che non posso stare in silenzio a guardare le ingiustizie perché non è così che cambierà il mondo, mi ha detto che non devo mai smettere di lottare anche nei momenti più duri e bui perché questa è la nostra cultura, la cultura che Francesco e gli altri compagni ci hanno tramandato, la cultura dell'uguaglianza, del rispetto, della felicità e della giustizia.

Il '77 non è stato vano perché un forte messaggio è passato fino hai giorni nostri, questo grazie a tutti i compagni che in quei giorni erano lì a scrivere la storia di un movimento che non morirà mai.

Alessandro Fabbri

_ ______________________ _

 

Nel '77 ero…

nel '77 avevo 17 anni. Cominciavo a frequentare la FGCI, ero nel "movimento" degli studenti medi, sempre un po’ a metà tra il collettivo della mia scuola e il gruppo della FGCI.

Esatto, a metà, divisa, è così che mi sentivo nel mondo del '77.

Ero lontana dal movimento perché effettivamente non era il "mio" movimento, gli studenti medi erano a margine, sono arrivati dopo… La FGCI non sapeva bene da che parte stare, i compagni del PCI riuscivano solo a presidiare le sezioni… Ricordo che non mi sentivo bene da nessuna parte. Anche a settembre, alle varie iniziative, andai ma sempre con la sensazione di non esserci fino in fondo.

Anche adesso, quando chi c'era racconta, provo una punta di invidia. Per chi è riuscito a vivere un momento importante. Per me è stata davvero un'occasione mancata.

Giuliana

_ ______________________ _

Nel '77 ero…

un giovane studente di 15 anni, spesso trascinato (specialmente all'inizio) dalle aule della scuola alle piazze dal "Movimento" . Spinto dalla curiosità di conoscere e capire cosa avveniva al di fuori della scuola "istituzionale". Precipitato in pochi mesi dalla quiete dell'infanzia all'interno del ciclone del marzo '77. Il '77 è stato l'inizio.

Franco

_ ______________________ _

Nel '77 ero…

avevo 28 anni e volevo cambiare il mondo. Fin dal lontano '66. Eravamo giovani, belli, disperati e …comunisti!

Nel '77 eravamo tutti lì, il cielo era cupo ma limpido per le nostre teste.

Roberto detto Roger

_ ______________________ _

Nel '77 ero…

un ragazzo, un compagno, di 14 anni appena compiuti ma sufficienti per subire l'arresto e tutto quello che vuol dire la violenza della polizia di quei giorni. L'undici marzo hanno ucciso Francesco come Carlo, come tanti compagni uccisi deliberatamente da un potere che non è mai cambiato e che di fronte a masse di giovani che chiedono giustizia per loro e per i più deboli non trova niente di meglio che sparare. Ricordo un compagno di Brescia, passato a Bologna prima di proseguire per Roma per la manifestazione del 13 marzo, massacrato per ore dentro un portone, che sputava sangue in cella con me e l'indifferenza delle guardie. Ricordo il pomeriggio, in piazza Verdi, dove gli unici rumori erano le lacrime e i picconi che staccavano i sanpietrini dal selciato. Ricordo il corteo con i "compagni" del PCI che presidiavano il monumento hai caduti. Ricordo l'arresto quando hanno iniziato a picchiarmi per strada e poi per ore in un ufficio in questura. So per certo che a Bologna, per Bologna quelli sono stati giorni stupendi e terribili nello stesso tempo. Stupendi perché in quei giorni il movimento ha toccato con mano per pochi istanti la possibile rivoluzione. Terribili perché tutta la violenza che ci hanno scaricato addosso ha ucciso le nostre coscienze.

Ciao Francesco, ciao Carlo.

Undici marzo, Bandiere rosse al vento, è morto un partigiano ne nascono altri cento.

Riccardo

_ ______________________ _

Nel '77 ero…

I ricordi affiorano dalla grotta della mia memoria: prima timidamente si affacciano, poi, con ritmo sempre più incalzante, si uniscono, si dividono, si confondono e sgorgano infine tumultuosamente in un’alta marea che mi sommerge con prepotenza e non vuole essere negata.

Marzo ’77: un clima tutt’altro che primaverile con gonfie nuvole colme di pioggia. Il corteo degli studenti che risale Via Zamboni intonando canti di protesta e scandendo slogan. All’altezza delle Due Torri la polizia carica, sparando lacrimogeni che avvelenano l’aria e pizzicano gli occhi e la gola. Io, davanti al Roxy Bar, appena uscita dal lavoro con un amico, sono idealmente solidale con i compagni dell’Università, che non ho ancora "abbandonata". Andrea mi grida di fuggire ed io mi infilo su per le scale del vicino condominio; lui mi afferra con forza il braccio e urla: "no, no così ci beccano!". Ci defiliamo verso le Sette Chiese.

E poi ancora: I carri armati che percorrono via Indipendenza con vibrazioni sinistre dei cingoli. Eco di guerra e di morte. NON CI POSSO CREDERE! I CARRI ARMATI A BOLOGNA "LA ROSSA" amministrata dal P.C.I. e con Sindaco ZANGHERI, COMUNISTA: e un nodo mi afferra la gola e il gelo s’impossessa del mio cuore che impaurito si stringe nelle pieghe del mio seno. L’emozione unita alla fantasia si scatena evocando scenari di terrore e di morte: il ’69 dei Colonnelli Greci, il golpe cileno e la coraggiosa resistenza di Salvador Allende, che, asserragliato all'interno de La Moneda, spara sui golpisti e non si consegnerà a loro se non da morto.

MA A BOLOGNA NO, NON A BOLOGNA, BOLOGNA "LA ROSSA", BOLOGNA COMUNISTA!!!

MI DICONO CHE I CARABINIERI QUEL GIORNO HANNO SPARATO UCCIDENDO FRANCESCO LORUSSO STUDENTE.

SI’. BOLOGNA SEI ROSSA SI’ ORA DEL SANGUE DI UN RAGAZZO, FRANCESCO, SI’ SEI ROSSA DI RABBIA E DI VERGOGNA!!!!

Anche Bologna ha avuto il suo morto: non lo dimenticherò mai!

Io testimone di un tempo che ha lasciato segni sulla pelle ma solchi d’aratro nel mio cuore!

 

Roberta Benni

_ ______________________ _

 

Nel '77 ero…

Nel 77 c’ero. Avevo 16 anni.

Gonnelloni a fiori, capelli lunghi, chitarre in spalla.

A scuola, alle Laura Bassi,ero un’esponente del Movimento Studentesco.

-Siete la F.G.C.I.!-accusavano le compagne del Collettivo, che adesso verrebbe definito "gruppo antagonista".

-Non è vero, abbiamo degli studenti non iscritti!-

Ero io.

Il movimento c’era, ci muovevamo molto.

Pensieri,ideali, riflessioni, dibattiti, idee:tutto si muoveva, circolava, cambiava.

Lotte , assemblee, scioperi.

Se qualche prof. un po’ arcaico pretendeva la giustificazione, tutti si mobilitavano: corteo interno.

E via, su e giù per le scale, per le piazze, per le strade.

A gridare per i diritti dei lavoratori, degli studenti.

DELLE DONNE.

E poi quel marzo, con l’assassinio di Francesco, quanto fumo sotto i portici, quante facce scure, addolorate, inkazzate, allora lo avremmo scritto così…quante idee, quanti progetti.

Ciao Francesco, chissà che penseresti oggi…

Alessandra Gruppioni

______________________ _

Nel '77 ero…

Ero maestro ad Argelato. Intanto ero iscritto a Pedagogia. Partecipai alle occupazioni del Febbraio. Ricordo la sera a Pedagogia occupata, Gattullo, professore di Pedagogia, con la chioma bianca, folta. Parlava lento e chiaro. Morì pochi anni dopo: una perdita irrimediabile per la scuola italiana. Parlava delle condizioni dei fuorisede a Bologna. 500.000 lire al mese per un posto letto. La Mensa Universitaria che provocava la gastrite. La tenaglia dei bottegai bolognesi che circondava l’Università con prezzi alti, che facevano lievitare i prezzi di tutta la città.

Il giorno dell’omicidio di Francesco mi precipitai subito alla Federazione del PCI, in via Barberia. Tanti avevano fatto come me. C’erano i compagni di Francesco, che venivano a parlare con il segretario della Federazione, Imbeni. Piangevano, disperati, strazianti… Tutti noi eravamo convinti che il PCI di Bologna dovesse stare con i compagni di Francesco. Eravamo in tanti a pensarlo, sembrava un esito naturale. I dirigenti della Federazione obiettavano. Poi parlò Zangheri, il sindaco. Per tutti noi era molto autorevole: era il sindaco che aveva mantenuto le conquiste sociali di Bologna, gli autobus gratis, i nidi gratis. La sua immagine si era offuscata con il Movimento: era evidente che il Comune non faceva abbastanza per intervenire sulla condizione degli studenti. Nessuno però dubitava che, con la denuncia del Movimento, le cose sarebbero migliorate, il sindaco e il Comune sarebbero intervenuti.

Zangheri disse che, per la prima volta, ci si doveva attendere un attacco al PCI da sinistra. "Un attacco da sinistra ?" "…da altri comunisti ? " "Un nemico comunista ?" Eravamo tutti increduli. Allora c’era il mito di rapporti tra i vertici del PCI e i Servizi Sovietici. Accadeva che i militanti, durante tutti gli anni ’70, venissero convocati a presidiare le sezioni del PCI. Poi si veniva a sapere che c’erano stati tentativi di golpe.

Mai prima di allora però si era parlato di nemici da sinistra. Eravamo cresciuti con Gramsci e Gramsci ci aveva insegnato che battere un nemico non significa distruggerlo ma fare nostre le sue ragioni. Nessuno dubitava che, comunque, il PCI avrebbe dovuto farsi carico delle ragioni del Movimento, intervenire sulle condizioni degli studenti. Il tempo è passato, tutti vanno alle celebrazioni, tutti commemorano, ma le ragioni degli studenti sono ancora tutte lì, irrisolte.

Stefano

_ ______________________ _

Nel '77 ero…

In Sicilia e frequentavo la seconda elementare. Ignoravo l’esistenza di un movimento studentesco e probabilmente persino l’esatta collocazione geografica di Bologna…

Oggi ho in tasca la tessera dell’associazione "Carlo Giuliani" che ha organizzato la mostra sul ’77 e questa tessera, insieme a quella del Partito Comunista dei Lavoratori, rappresentano i miei "tesori rossi", alcune delle cose più preziose che possiedo.

Elisabetta

_ ______________________ _

Nel '77 ero…

Nel 1977 avevo 31 anni.

Lavoravo in banca da 3 anni in una filiale del centro.

Ricordo che quando davanti all’ufficio passavano cortei di protesta o di sciopero diversi colleghi inveivano con insulti grevi soprattutto all’indirizzo delle donne. Capitò in particolare una volta in settembre/ottobre dell’anno. All’approssimarsi del corteo luci spente in basso e tutti al primo piano. Credo di essere stato testimone del turpiloquio più vigliacco e volgare della mia vita.

Se la gente si appassionasse alla politica non lo so. A parte i militanti spesso duri e inquadrati, le opinioni erano misere e pregiudizievoli. Ricordo che un mio amico argentino allora diceva che l’Italia era un paese straordinario dove chiunque ti poteva fare un quadro della situazione politica. Non condividevo affatto l’opinione, credo che il suo chiunque concernesse persone acculturate. In Argentina come in Cile era tempo di dittatura.

L’aria era diversa, il sordido squallore attuale era lontano. In Vaticano c’era ancora Paolo VI, la cosa aveva la sua importanza, ce ne siamo accorti adesso. Quando il Papa si mise a parlare del diavolo "…essere misterioso e malefico…" una nota rivista satirica francese Harakiri inventò una storia a fumetti sul rapimento del papa con dialoghi del tipo "Adesso prendo la tiara e ci cago dentro…" con eloquenti immagini.

Del ’77 ricordo i raid spaccavetrine del centro, ricordo che l’unica vetrina intatta era quella della libreria Rizzoli e l’unica vetrata bancaria completamente sfondata era quella della filiale dove lavoravo. I colleghi sembravano divertiti della cosa.

Capitò un tale che credevo proprietario di un elegante negozio della galleria Cavour, che si dilungò coi colleghi "che facevano opinione" su vandalismo, criminalità, estremismo. Poco tempo dopo fu licenziato, era solo un commesso e non si vide più.

Ricordo i giorni delle barricate e quando fu ucciso Pierfancesco Lorusso. Le macchine bruciate in piazza Ravegnana e le nubi di lacrimogeno che investivano il centro. Gli elicotteri che volavano a bassa quota. Il saccheggio del ristorante Il Cantoncino, saccheggio quanto mai interclassista per l’estrazione sociale dei saccheggiatori.

Generazionalmente parlando il ’77 correva parallelo alla mia vita. Dei 77ini ho conosciuti poveri cristi che vivevano da sbandati, almeno 2 erano o erano stati confidenti della polizia. Uno che divenne prima terrorista poi ergastolano. Qualche figlio/a di altoborghesi, millantatori e parolai. Uno che aspettava nell’empireo ideologico minacciava di fare "il salto di classe", ovviamente alla classe superiore agli sfigati.

Un altro s’inventò una condizione da braccato mentre era solo mitomane. Mi fece vedere una silhouette su una rivista. Quello era lui fotografato da un leader della contestazione. Dopo i fatti di Argelato (‘75) diceva "…e io mi cago addosso". Era andato a bere una birra al Gatto Selvaggio.

Ricordo una trasmissione di contronatale a Radio Alice dove una ragazza disse che il 25 dicembre era nato, dopo una sfilza d’insulti Gesù bambino.

Ricordo la boria l’intolleranza, la millanteria di molti, forse l’unica che non ricordo è la mia che magari era anche peggiore.

So solo che attualmente provo una certa solidarietà con i casseurs della banlieu parigina perché mi sembra di percepire concretamente il tessuto dell’emarginazione sociale. Allora ero tutto sommato distante dal ’77.

Mi piacque un volantino firmato Jacquerie sulle autoriduzioni. Altre cose erano quasi commoventi. Una cantante americana Susan Brown disse che aveva in gestazione un volantino da distribuire ai militari americani di stanza alla Maddalena per renderli coscienti della loro posizione.

Zangheri Zangherà il convegno si farà!

Andai al cinema Odeon per il convegno un sabato mattina.

Sentii l’ultima parte dell’intervento di Felix Guattari. Se non sovrappongo i ricordi c’era anche una signora francese Giselle Halimi che intervenne. Poi un fuoco di fila di sparate a salve tra chi "ha ora la parola il compagno Pino di Salvo del F.U.O.R.I.(Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano) di Napoli". S’avanza il di Salvo che solleva il pugno chiuso "abbiamo un bel cazzo e i maschietti ce lo succhiano…(ripetuto due volte)…"

Poi il nulla.

Ciao

Andrea Venzi

 

_ ______________________ _

 

Nel '77 ero…

Tre miei ricordi del marzo ’77:

Premessa: avevo ventidue anni (contrariamente a Paul Nizan permetterò a chiunque di dire che erano gli anni più belli della mia vita) e da gennaio avevo trovato un lavoro fisso(ero quindi "grantito") al palazzo affari, in zona fiera d iBologna.

  1. Il giorno 11 giravano in ufficio notizie confuse di incidenti e forse di feriti in centro. Alla sera, finito il lavoro, presi un autobus, scesi in stazione e mi avviai a piedi per via Indipendenza, verso piazza Maggiore. Sembrava una città morta: pochissime persone, un’atmosfera irreale. Percorsi via Ugo Bassi: negozi chiusi, alcune vetrine rotte. Ne ricordo una in particolare perché il nome mi aveva sempre fatto ridere: "La Sposa Radiosa".

  2. Una sera in piazza Verdi, quasi deserta. Di fianco al palazzo comunale un pianoforte era stato prelevato e lasciato lì. Un ragazzo con un fazzoletto sul viso si mise a suonare musica classica (Chopin credo). Mi fermai ad ascoltare, ogni tanto qualcuno passava e sostava. Era una sera tranquilla, non c’erano rumori. Si sentiva solo la musica. Lo ricordo come uno dei momenti più intensi della mia vita.

  3. All’epoca io e alcuni amici eravamo follemente appassionati di cinema. Si andava in autobus nelle periferie più estreme (parrocchiali, circoli ARCI) per vedere i film più particolari. Quella sera rientravamo in centro dopo aver visto "Andrò come un cavallo pazzo" di Fernando Arrabal e si andava verso la casa di uno in San Vitale. Avvicinandoci a piazza Verdi incrociavamo persone con bottiglie di vino, alcuni con molte. Un gruppo addirittura aveva svuotato un bidone della spazzatura, di quelli che c’erano allora, a tronco di cono e l’avevano riempito di bottiglie. Arrivando in piazza Verdi vedemmo che il flusso di gente con bottiglie proveniva dal ristorante "Al cantunzein", che all’epoca era uno dei più rinomati di Bologna ed era famoso per la sua scelta di vini. La saracinesca di accesso era stata divelta e c’era un ragazzo sul’entrata che regolava l’afflusso. C’erano quelli in fila davanti all’ingresso e man mano che altri uscivano (con bottiglie), altri venivano fatti entrare. Tutto molto ordinato. Noi naturalmente non entrammo.

Sauro

Nel '77 ero… Dov’ero l’11 marzo 1977? Dopo l’uccisione di Lorusso?


Dal 1971 ero capo-redattore della rivista mensile “Provincia e Comprensori”, con redazione in Provincia, in Via Zamboni 13, e nel pomeriggio, (dopo avere appreso della morte dello studente di medicina Pier Francesco Lorusso), appena sentito rumori di manifestazioni, andai nella Sala Rossa del Palazzo Malvezzi-De-Medici (sede della Provincia) a scattare foto dal finestrone in angolo al primo piano, con vista su Piazza Rossini verso Zamboni lato Chiesa, (vedi foto a pagina 23 del numero di maggio-giugno 1977 della mia rivista, rintracciabile attualmente presso la fornitissima Emeroteca della Biblioteca della Provincia)... Nella stessa rivista, dalla pagina 23 alla pagina 29 pubblicai anche varie foto e dichiarazioni (tra cui due dell'allora giovane socialista Marco Biagi) sul tema “Fare luce sulle trame oscure” (tavola rotonda che organizzai in Sala Rossa alcune settimane dopo, e che pubblicai integralmente sulla suddetta rivista del maggio-giugno 1977, )... Invece, l’articolo che scrissi dopo l’uccisione di Lorusso, lo si può leggere a pagina 4 del numero precedente (quello di marzo-aprile 1977). In tale articolo però omisi quanto segue... CIOE'... Dopo l’uccisione di Lorusso, che avvenne alle 13 dell'11 marzo 1977 (come ho già detto) io ero nella Sala Rossa della Provincia. Oltre a me, che scattavo foto dal finestrone, c’erano altri tre o quattro personaggi, tra cui uno mi sembrava un poliziotto in borghese, il quale maneggiava una radio ricevente collegata con la frequenza della Questura di Bologna, dalla quale radio sentii la seguente frase, con accento meridionale; (naturalmente cito a memoria):
“Dottor M., sono il dottor A. Hanno rotto vetrine e ora stanno saccheggiando il Ristorante Cantunzèin di Piazza Verdi, ma mi raccomando, non dovrete assolutamente intervenire. Lasciate rubare e rompere tutto quello che vogliono. Lasciamoli fare. Così i bolognesi se la prenderanno con loro, e non con noi. E domani caricheremo e arresteremo duramente, col pretesto che hanno rubato e rotto. E i bolognesi ci ringrazieranno. Ma mi raccomando, ora state calmi".
Poco dopo quelli con la radio suddetta se ne andarono via. E io continuai a scattare foto dal finestrone d'angolo. Purtroppo un celerino mi vide e mi sparò contro un candelotto lacrimogeno, il quale mandò in frantumi il vetro della finestra e riempì di fumo la Sala Rossa. Io scesi in Via Zamboni senza macchina fotografica e zigzagando riuscii a raggiungere il Cantunzein di Piazza Verdi. Non vidi studenti: vidi una telecamera Rai che filmava barboni e vecchiette che portavano via salumi vari. La polizia era a poca distanza ma aveva avuto l'ordine di lasciare fare... Capito la trappola? Siccome la Questura aveva sulla coscienza la morte di uno studente, avevano infiltrato dei poliziotti barbudos tra i manifestanti, al fine di favorire i saccheggi e rotture di vetrine. (La Cia è brava a fare queste cose!!!). E così il giorno dopo il Resto del Carlino, invece di criticare gli assassini, criticava i ragazzi. Ecco il titolo in prima pagina: "Centro di Bologna devastato, per uno studente ucciso"... E nelle botteghe bolognesi i macellai guazzalochiani dicevano: “Peccato che ne abbiano ucciso solamente uno".
g.g.

_ ______________________ _

 

Nel '77 ero…noi nel '77 non c'eravamo
non piangevamo non ridevamo
eravam due stelline lassù
dove il cielo era tutto blu.

Paola e Caterina Bosco